Bullismo una piaga ancora da sconfiggere

Oggi, per il nostro approfondimento, parliamo di bullismo.






Succede a scuola, tra i compagni o nei rapporti con gli insegnanti; accade in famiglia, dove dovremmo essere al sicuro; lo ritroviamo persino nel lavoro, dove le gerarchie sono importanti. 
È accaduto a Kokoro, protagonista de "Il castello invisibile" di Mizuki Tsujimura che, a seguito di episodi di bullismo, non riesce più ad andare a scuola e non riesce più a sentirsi al sicuro nemmeno a casa. 



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Cominciamo prima di tutto col dare qualche definizione per circoscrivere il fenomeno: il bullismo è l'abuso sistematico di potere e include tutti quei comportamenti aggressivi atti a ferire di proposito gli altri ripetutamente. La parola chiave è potere, perché affinché il bullismo abbia luogo, è necessario che sia presente un disequilibrio (reale o percepito) tra il bullo e la vittima.

Questo fenomeno prende nomi diversi a seconda della forma con cui avviene. Il bullismo diretto è quello più comune e si riferisce alle aggressioni di natura fisica e verbale, quindi violenza e insulti. Quello indiretto, che è bene precisare vi rientra a pieno titolo, riguarda tutte le azioni consapevoli che hanno lo scopo di emarginare socialmente l’individuo, come ad esempio la diffamazione e l’esclusione da determinate attività per isolare il soggetto. Tutte queste dinamiche riprodotte sulla rete prendono il nome di cyberbullismo.

Ci tenevo a fare questa breve rassegna perché, per quanto ovvia, ci ricorda che un bullo non lo è in misura minore solo perché al posto di sporcarsi le mani preferisce usare sotterfugi. Le sevizie fisiche possono fare più scalpore, ma le ferite invisibili fanno altrettanti danni irreparabili e, in una società che è abituata ad accusare le sue vittime, è bene ricordarlo.

Rompiamo ora il mito del bullismo che tempra il carattere: numerosi studi dimostrano che esso ha effetti nefasti sia sulle vittime che sui carnefici. Si tratta di conseguenze che non si limitano alla sfera della psiche e delle relazioni interpersonali.

Analizziamo qualche dato noioso, perché sono preoccupanti. Tra le vittime di bullismo, in particolare tra i bambini e gli adolescenti, sono stati riscontrati rischi maggiori di malattie somatiche (come il banale raffreddore) e psicosomatiche (mal di testa, mal di stomaco, disturbi del sonno). 
A livello psicologico sono stati osservati soprattutto disturbi internalizzanti, ovvero quelle difficoltà emotive che portano in particolare i bambini a tenersi tutto dentro, arrivando a sviluppare sintomi esterni quando è troppo. È forse una delle conseguenze più insidiose del bullismo, dato che spinge le vittime a restare in silenzio e non ci permette di vedere quanto sta accadendo. 

Sono disordini che portano al disturbo d’ansia e alla depressione, la cui incidenza è maggiore già di per sé tra le vittime, aumentando di conseguenza il rischio di autolesionismo e suicidio. Nei bulli, invece, sono stati riscontrati basso rendimento scolastico e lavorativo, scarsa capacità di socializzazione, ideazione suicidaria, autolesionismo e suicidio. 
A presentare il maggior rischio di problemi somatici e psicosomatici, però, sono coloro che hanno sia ricevuto che perpetrato il bullismo. Può avvenire persino una vera e propria alterazione delle risposte fisiologiche del nostro organismo, che ne esce debilitato.

Questo comportamento è stato osservato in tutte le società, da quelle antiche a quelle moderne. Purtroppo, non stiamo parlando di qualcosa che può essere debellato facilmente, perché è un vero e proprio strumento che fa parte dell’evoluzione. 
Permette di mantenere lo status quo e una posizione di vantaggio, così come assicurarsi opportunità e risorse. Questo non esula da ogni responsabilità, anzi, dovrebbe richiamarci a rispettare le norme sociali in quanto membri della comunità. 

Purtroppo, però, nonostante la pluralità di approcci con cui l’argomento è stato esplorato, gli studiosi convengono che l’unica panacea è una società di individui aperti e rispettosi delle differenze, in grado di convivere in maniera fruttuosa con altri punti di vista (non a discapito di essi).

Significativo, essendo questo un blog di lettori che vivono di parole e di letture che appartengono a generi diversi. Utilizzando un linguaggio e una mentalità più inclusivi io credo che possiamo contribuire a creare un ecosistema sociale che sradichi l’erbaccia del bullismo.


Desdemona

Editato da Sirio

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